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Mura etrusche

Doveva svolgersi per circa 1 km. con un tracciato lenticolare che racchiudeva il centro urbano; tale tracciato, che rivela necessità difensive, si trova attestato in Umbria anche nelle città di Spello ed Assisi.
La tecnica di costruzione è omogenea: opera quadrata realizzata con blocchi squadrati di pietra arenaria locale di varie dimensioni, che si alternano a maggiori e minori altezze con scaglie di calzatura, disposti in filari orizzontali a formare una struttura di tipo pseudoisodomo.
I blocchi parallelepipedi, a volte trapezoidali tagliati con cura, sono allettati secondo assise orizzontali; quelli in migliore stato di conservazione presentano sulla facciavista i segni della lavorazione e in rari casi tracce di un bugnato a parte rustica semplice.
I profili dei giunti verticali sono diritti con spigoli vivi perfettamente combacianti.
Allo stato attuale sono invece visibili i seguenti tratti:
Tratto ad angolo retto presso Viale Roma e Porta Vittorio Emanuele. Il tratto lungo la strada poggia direttamente su di un banco di arenaria. Forma un angolo retto con un’altra parte di muro i cui filari inferiori sono parzialmente coperti dalla piazzetta antistante l’ingresso al centro abitato. Un ulteriore tratto, anche se rimaneggiato da recenti manomissioni, è leggibile in corrispondenza di Porta Romana. Si tratta di tre filari che si inseriscono negli avancorpi laterali della porta. Il tratto, dopo una breve interruzione, prosegue con altri tre filari orizzontali di blocchi ben conservati con i profili dei giunti combacianti, nonostante le evidenti stuccature moderne.
Non esistono allo stato attuale elementi che permettano di datare con esattezza la cinta muraria. Il raffronto però con le mura di Todi, Assisi ed in particolare Perugia fa propendere per una cronologia che non scenda oltre il III sec. a. C.

Sulla strada per Perugia, in frazione Colle, è visibile una tomba etrusca interamente costruita in arenaria locale; le pareti sono rivestite da un duplice paramento di blocchi perfettamente squadrati e commessi a secco. Del rivestimento originario esterno si conservano cinque filari. Si accede alla tomba da un piccolo dromos con le pareti laterali costituite da filari regolari corrispondenti ai blocchi del rivestimento interno e due gradini in gran parte originari. Immediatamente prima della soglia di ingresso è visibile un foro per il deflusso delle acque, un altro corrispondente è nel primo lastrone del piano pavimentale, entrambi servivano per convogliare le acque in un vano di raccolta sotterraneo, in corrispondenza dell'ingresso. L'accesso è a tutto sesto con un alto architrave arcuato e dal profilo irregolare. La tomba si presentava al momento del rinvenimento già depredata e con i materiali in posizione sconvolta; tuttavia grazie al corredo superstite, costituito da urnette, oreficerie, bronzi, vetri, a volte in precario stato di conservazione, è possibile ipotizzare una continuità d'uso dalla metà del III fino al I sec. d.C.
Nell'area compresa tra l'attuale strada provinciale Colle-Passaggio e l'ansa del Chiascio era ubicata la necropoli di Bettona, di cui si notizia dalle fonti antiche.


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